Questo libro narra la vita di due donne, due sorelle, specialmente di Yeonghye, dettata sempre dagli altri, soprattutto da due uomini egoisti, che non le hanno mai capite, tantomeno amate o rispettate.
Yeonghye infatti non parla mai direttamente, non la viviamo in prima persona, non la conosciamo attraverso i nostri occhi ma con gli occhi del marito che la odia, non la sopporta, la vede come un peso, come un mero oggetto ed è completamente indifferente verso la persona che dovrebbe amare.
La vediamo attraverso il filtro del cognato che la desidera carnalmente, che non pensa al suo malessere o si interessa minimamente al suo stato mentale e fisico; infatti dopo aver finalmente fatto sesso con lei, dopo aver letteralmente abusato del suo corpo nonostante fosse a conoscenza della sua fragilità e debolezza, ha affermato di aver ormai "fatto tutto" e di poter morire felice così.
L'unica che sembra vederla come persona, come essere umano pensante, con una testa e un cuore, è sua sorella Inhye, che nella sua debolezza si prende cura della sorella e capisce sempre la delicatezza della situazione, come è da sempre abituata a fare.
La loro infanzia è stata segnata dalla violenza del padre, subìta da entrambe in modo diverso: Inhye, per evitarla, si prende cura di tutto, Yeonghye però subisce sempre, subisce tutto.
Il loro trauma le accompagnerà e si farà sempre più forte nel corso del libro, tanto da sfociare nella "pazzia" di Yeonghye. Sarà davvero pazzia la sua? Yeonghye non è libera neanche nei sogni, quei momenti dedicati al riposo, sia fisico che mentale, che invece la tormentano.
Diventare vegetariana è l'unica scelta che ha potuto fare da sola, smettere di mangiare invece diventa l'unica cosa che ha potuto controllare del suo corpo.
La sua pazzia era la voglia di libertà, anzi, di essere libera, ma purtroppo non lo è stata mai.