| Quattroruote 851 | Volvo EX60 | cover story
Devo confessare una cosa: da bambino non ho mai guardato alla Volvo con il fuoco dentro. Del resto, a quell’età le auto che scaldano il cuore hanno altre forme e altri colori. Eppure, quelle svedesi squadrate, in qualche modo sono entrate nel mio radar.
Ricordo la 240 Polar del padre di un amico: mitica, bianca, cromaticamente perfetta per un’auto nata tra i ghiacci del Nord. Era la versione pop di un progetto ormai vetusto, un’operazione che non ne intaccò il mito, ma anzi contribuì a perpetuarlo nel tempo. Insomma, le Volvo iniziavano a incuriosirmi. E in famiglia, quando le chiacchiere sulle auto arrivavano da quelle parti, si finiva sempre a decantare la loro robustezza, l’affidabilità, persino una suggestione di indistruttibilità. Un’immagine che, nella mia testa di bambino, si associava perfettamente a quelle forme monolitiche.
Qualche anno più tardi, avviene il contatto: la V70, una delle prime auto su cui ho potuto mettere le man

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