Sei quella che finge di cercare le chiavi in borsa pur di non incrociare il vicino nell'androne? Benvenuta nel club di chi odia le cosiddette "small talk", traducibile con "chiacchiere di circostanza" o "parlare del più e del meno". Ad alcune persone viene spontaneo discorrere del meteo, delle prossime vacanze, del lavoro in cui «dai, non c'è male”. Ad altre invece sembrano solo convenevoli vuoti, energia sottratta alle conversazioni che contano davvero.
Eppure una ricerca pubblicata recentemente sul "Journal of Personality and Social Psychology" ribalta la prospettiva: non è l'argomento a rendere piacevole una conversazione, ma il semplice fatto di esserci. Quel piccolo scambio con i cosiddetti "sconosciuti familiari" - il barista che ti serve il cappuccino, la cassiera che ti chiede se vuoi i punti fedeltà o il vicino di pianerottolo - stabilisce sicurezza e familiarità, aumenta il nostro senso di appartenenza e ci fa sentire meno sole in un mondo un po' meno imprevedibile. «E sì, pa

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