L'ultima scommessa di HBO, l’attesissimo e già blindatissimo serial-reboot di Harry Potter, ha trovato il suo centro di gravità permanente nel casting più divisivo e, per questo, cinematicamente più eccitante del decennio: Paapa Essiedu sarà Severus Piton.
Una scelta autoriale che ha scosso il fandom più ortodosso, ma che promette di risantificare, o forse finalmente umanizzare, l’antieroe per eccellenza della letteratura pop.
Affidare il ruolo del docente di Pozioni a un attore nero del calibro di Essiedu (già straordinario interprete shakespeariano e volto di punta del nuovo dramma britannico) significa squarciare l'estetica dickensiana della saga per iniettarvi una riflessione feroce sull'esclusione sociale.
Nei romanzi di J.K. Rowling, l'isolamento di Piton era una questione di pura lotta di classe. La povertà cronica, i vestiti logori di Spinner's End, lo stigma di essere un "mezzosangue". Oggi, lo schermo di HBO espande quel disagio in una chiave identitaria molto più complessa

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