TASM 2 non è solo un film, e questa non è la solita frase scontata con cui si etichetta un’opera che ci piace. The Amazing Spider-Man 2 racchiude al suo interno un mix di sensazioni che ti rendono partecipe della storia in ogni suo aspetto. Ti fa credere in un amore, sebbene segnato da errori, fragilità, alti e bassi, e ti trasporta in una dimensione verosimile, vicina alla nostra stessa realtà.
Il lavoro svolto dal regista Marc Webb per inserire, all’interno della trama, i temi più adatti è ineccepibile e privo di sbavature: la storia possiede una coerenza interna solida, arricchita da un simbolismo ricercato in ogni minimo dettaglio. Due esempi, a mio avviso, più eclatanti di questo approccio sono: la scena in cui un bambino decide di scavalcare la barriera per affrontare “faccia a faccia” il cattivo finale, Rhino, incarnando probabilmente il valore principale della saga: la speranza; e, naturalmente, la caduta di Gwen dall’orologio.
Quest’ultima scena è cinematograficamente e simbolicamente di grande impatto, perché non è solo Spider-Man a cercare di salvare la ragazza: entra in gioco anche l’essenza personale di Peter, esteriorizzata dalla ragnatela a forma di mano, un gesto estremo per afferrare la speranza… che si trasformerà in una grande e dolorosa delusione.
Siamo così all’apice più significativo del film.
L’opera mira, e riesce alla perfezione, a evidenziare la sottile linea che separa la speranza dall’illusione. Peter ne diventa consapevole alla fine, comprendendo che soltanto attraverso errori, dubbi e rimorsi si può chiarire il proprio percorso. E il percorso di Peter non è Gwen Stacy (come emerge dal dialogo finale del film), ma la speranza stessa.
TASM 2, quindi, non è soltanto un film, ma un avvertimento per la vita di tutti noi: non dimenticare mai che la speranza esiste sempre, anche nei momenti più bui e nelle circostanze peggiori.